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PREMIO PAGANINI Newsletter Quarta Corda
"Paganini" per Paganini. Intervista a Carla Magnan Il "Paganini" per Paganini. Quest'anno la Paganiniana offre ampio spazio alla musica contemporanea. Oltre alla composizione di Luca Francesconi I voli di Niccolò eseguita in prima assoluta dal Quartetto Arditti, il 3 novembre 2005 due giovani compositori del Conservatorio di Genova "N. Paganini" Carla Magnan e Stefano Guarnieri hanno presentato i loro brani insieme ad Andrea Campora. Un concerto diretto da Gian Marco Bosio ed eseguito dall'Ensemble Strumentale degli allievi e docenti del Conservatorio in una produzione originale che vuole offrire al pubblico l'opportunità di conoscere la musica contemporanea. Abbiamo rivolto alcune domande a Carla Magnan. Qual è il tuo rapporto con Genova e quanto ha influenzato il tuo modo di comporre musica? Sono nata a Genova e ci vivo, ed è una città con cui ho un legame fortissimo. È una città affascinante, particolarissima, decisamente unica. Dire in che modo influenzi il mio lavoro è un po' difficile da spiegare, ogni individuo è inevitabilmente il risultato del suo passato, dei posti, dei luoghi e degli individui che ha conosciuto. Sicuramente hanno influito sul mio modo di comporre gli insegnanti e le persone con cui ho studiato e lavorato al Conservatorio "N. Paganini" nel corso degli anni, e da cui imparo tuttora, docenti meravigliosi, alcuni diventati amici poi (citarli tutti ne diverrebbe un elenco troppo lungo), che hanno inciso fortemente sulla mia formazione e che mi hanno dato molto. "Intrusioni" per violino solista, oboe concertante ed Ensemble è il brano che hai composto: c'è un legame con la musica di Paganini? Nel senso più ampio del termine, soprattutto teatrale. Il brano è un continuo gioco tra il solista violino e l'oboe che vorrebbe prendere il suo posto e non ci riesce, entrambi sostenuti o "ingoiati" dal resto dell'ensemble. E nel suo essere solista, il violino percorre diversi stadi: il desiderio di raggiungere il virtuosismo paganiniano, impossibile almeno in questo caso se non per alcuni brevissimi momenti, l'esaltazione che porta il raggiungimento di certi risultati e le cadute inevitabili. Ho scelto poi passaggi e posizioni sullo strumento che "costringono" l'esecutore ad assumere atteggiamenti fisici volutamente teatrali. È un brano paganiniano nell'animo e nel desiderio, teatrale nella realtà e nello spirito. Puoi parlarci delle tue influenze musicali e del rapporto che si instaura tra compositore ed esecutore? Le influenze sono molteplici, tutto ciò che ci circonda contribuisce a far nascere le idee. Svilupparle nel miglior modo possibile poi è questione di tecnica. Il rapporto tra compositore ed esecutore è fondamentale. Molto spesso "la chiave di volta" finale per la soluzione di qualche intenzione all'interno di un brano che non riesce a trovare l'espressione giusta nasce proprio dalla collaborazione con gli strumentisti. Per citare un carissimo amico violista con cui ho lavorato molto: "l'uno dovrebbe consegnarsi all'altro, il primo sapendo rinunciare a buone idee, se queste si rivelano non attuabili senza che la natura dell'impianto ideologico della composizione venga snaturata, il secondo offrendo la più completa disponibilità e la più aperta disposizione mentale verso il fine da raggiungere". Purtroppo questo non avviene tanto quanto dovrebbe. Approfitto anche per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito all'idea e alla realizzazione di questo avvenimento, soprattutto il Conservatorio "N. Paganini" Paganini, contribuendo in maniera concreta alla creazione di nuove opportunità per la diffusione della musica contemporanea. Paganini: musicista e compositore. Qual è l'eredità musicale che ci ha lasciato? L'eredità lasciata da Paganini è enorme, ha influenzato sia compositori che esecutori dalla sua epoca ad oggi. È ovvio che il mio interesse verso la sua figura verta più sul compositore, ma come non subire il fascino della sua persona? Paganini è "Paganini" in quanto insieme di tutte le sue molteplici capacità e dimensioni. Musica classica ed improvvisazione sono davvero in antitesi? In realtà ogni brano musicale per vivere ha bisogno di uno o più interpreti che lo esaltino e lo potenzino a seconda delle loro intenzioni. Ogni esecuzione poi, può essere talmente diversa da includere quasi una sorta di "improvvisazione", vuoi perché previsto dal compositore (basti pensare alle zone di "alea" utilizzate dai compositori contemporanei e che anch'io utilizzo in Intrusioni ma in una forma più controllata) o per certa libertà dello stesso lasciata all'interprete. In realtà l'improvvisazione ha sempre fatto parte dello studio musicale, gli organisti lo fanno obbligatoriamente ed in parte anche i clavicembalisti, non si capisce per quale motivo anche altri strumenti non lo debbano fare. Bach deve essere stato un improvvisatore geniale e ha scritto quei capolavori che sappiamo, ma la capacità d'improvvisare non nasce dal nulla, richiede ore e ore di studio per permettere dei comandi automatici tra il pensiero e le mani. Pensi sia utile inserire una prova di "improvvisazione" in un concorso musicale? Inserirla come prova in un concorso senza un'adeguata preparazione alle spalle (che in Italia tranne per il jazz praticamente non esiste) è assurdo. Altra cosa sarebbe inserirlo nei programmi di studio e poi di conseguenza nei concorsi. Può la mancanza di improvvisazione aver contribuito al distacco del pubblico dalla musica classica? Non credo che la mancanza della improvvisazione tipica del jazz sia la causa del distacco dal pubblico dalla musica, come non credo che il pubblico giovane sia distaccato dalla musica classica e contemporanea, semplicemente in molti casi sa che esiste solo di nome e negli altri non ha i mezzi linguistici per avvicinarla. La soluzione è sempre la stessa. Fare un investimento a lungo termine (vent'anni) sulla scuola e la cultura di base, dall'asilo alle superiori, ma non sono certa la prima io a sostenerlo... Per la prossima edizione del Premio Paganini è stato commissionato ad Azio Corghi un nuovo brano che i concorrenti dovranno eseguire nel corso delle prove. È importantissimo ed è una cosa bellissima che proprio il Premio Paganini abbia deciso di intraprendere questa strada e mi sento molto orgogliosa che ciò avvenga nella mia città. Ogni concorso strumentale dovrebbe avere un pezzo d'obbligo contemporaneo scelto tra una "rosa" di autori, come del resto dovrebbe essere obbligatorio inserire (e quindi studiare ed eseguire) la musica contemporanea nei programmi di studio dei conservatori. Ormai il repertorio musicale globale è talmente ampio che si rende necessario una nuova diversificazione dei corsi: musica antica, repertorio tradizionale e musica contemporanea, che, non dimentichiamo, comprende ormai più di sessant'anni di produzione elevatissima, la maggior parte già passata alla storia. Il futuro non è certamente continuare ad eseguire un ristretto repertorio di un paio di secoli, ma rendere i programmi più vari e i più interessanti possibile, percorrendo tutte le possibilità che il nostro passato e presente ci offre. Hai seguito i corsi di specializzazione di Azio Corghi Il mio incontro con Azio Corghi è stato fondamentale. Ho studiato con lui all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, all'Accademia Chigiana e alla Fondazione Romanini, anche adesso appena è possibile cerco di incontrarlo. Da lui ho imparato la professionalità, la tecnica, il senso e la funzione del teatro. È stato ed è un Maestro straordinario ed un compositore geniale, sono sicura che il pezzo per il Concorso Paganini sarà divertentissimo ed affascinante. Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri? Sempre molti, per il prossimo anno soprattutto per il teatro e l'orchestra ma per scaramanzia (che ha sempre il suo peso...) è meglio non dire di più. |