VIOLINI STORICI
il "Guarneri del Gesù"




Salvatore Accardo e Massimo Quarta provano il "Cannone" dopo il recupero storico
    - L'intervista a Salvatore Accardo
    - L'intervista a Massimo Quarta
    - L'intervista a Mario Trabucco

Intervista Massimo Quarta

Quali differenze di rendimento ha riscontrato nel funzionamento del Cannone (timbro - potenza - equilibrio) suonato con la montatura storica?
Per quanto riguarda la potenza bisogna dire che, per dare un giudizio più preciso, sarebbe necessario provare lo strumento in una sala grande con qualcuno che ascolti anche da lontano.
Le prime impressioni che si hanno è che lo strumento, a mio modo di vedere, cambi tantissimo; il timbro è ancora più scuro. Come sottolineava anche il liutaio Alberto Giordano, questo può dipendere anche dalla qualità delle corde. Infatti contrariamente a quanto accade con le corde di metallo, con le attuali corde di budello rivestito è difficile creare una resa che sia abbastanza uniforme da corda a corda, proprio perché il budello è un elemento naturale. Sarebbe interessante provare lo strumento con diversi tipi di corde in budello. Con quelle utilizzate per questa prova, ho trovato uno strumento estremamente dolce, una prima corda dolcissima, non così facile da suonare, ma questo è in buona misura dovuto al fatto che non si è abituati a suonare con quel tipo di corde. Ricordo che dopo un periodo di prova servito a scaldare il violino, suonando cominciavo ad entrare in sintonia ed in sinergia con lo strumento e quindi ad ottenere una risposta molto più immediata. La difficoltà maggiore è dovuta al fatto che non è così facile entrare in sintonia con delle corde che hanno una risposta diversa.
A mio avviso la quarta corda ha resistito un po' più in negativo, nel senso che ci sono un po' più impurità, tanto da perdere quel minimo di brillantezza che comunque in uno strumento del genere secondo me ci vuole. Però, ripeto, è una cosa che sarebbe meglio verificare con delle corde che siano assestate e probabilmente anche con diverse mute di corde. Dal punto di vista della potenza credo che sia più o meno la stessa. Questo tipo di violino, come tutti i grandi strumenti, apparentemente sembra avere una resa inferiore all'orecchio del violinista che lo suona, rispetto a come il suono si proietta nella sala.
La sensazione immediata è di una magnifica prima corda e una bellissima seconda corda. Il timbro direi che è si avvicina a quello della viola, un poco più scuro.

Qual è a suo giudizio la differenza d'approccio tra la montatura moderna e quella storica?
Diciamo che la risposta può riallacciarsi a quella precedente. In teoria, apparentemente, dovrebbe essere più facile suonare con il budello naturale. In realtà per quello che ricordo non è così, nel senso che probabilmente l'assestamento delle corde è più lungo o per lo meno più soggetto a sbalzi di temperatura e umidità, mentre le corde odierne hanno una resa più immediata e più costante. Personalmente trovo che il modo di suonare debba cambiare un po', nel senso che con le corde attuali (sia in budello rivestito sia in metallo) probabilmente si può spingere di più sullo strumento. Forse bisogna trovare un modo di suonare che sia indirizzato alla ricerca di un timbro di una certa qualità, più che cercare la grande potenza. All'epoca di Paganini esistevano strumenti più o meno potenti, però questo va inserito nel contesto dell'epoca, senza i rumori a cui noi oggi siamo abituati (telefoni che squillano, stereo ad altissimo volume, ecc.). Non dimentichiamoci che gli strumenti di Stradivari e di Guarneri erano famosi già all'epoca per avere un grande suono e Paganini stesso chiamava il suo violino "Cannone". Sarebbe interessante poter verificare (cosa impossibile) il suono dello strumento all'epoca di Paganini e confrontarlo con quello odierno... Certo il fatto che il violino non sia stato toccato dall'epoca di Paganini rispetto a dimensioni, diapason e manico fa supporre che lo strumento suonasse abbastanza verosimilmente come suona oggi. Però è chiaro che sono passati più di 100 anni e questo bisogna metterlo in conto. Lo strumento andrebbe provato ad intervalli regolari, lasciato a riposo e poi provato di nuovo più e più volte perché gli strumenti cambiano tantissimo in funzione dell'esecutore, in funzione delle corde e dell'arco. I limiti quindi non sono tanto nel violino quanto nel violinista che lo suona. Lo strumento si muove, si modifica, vive e cambia umore così come una persona. Quindi è molto difficile adesso dare un giudizio che sia univoco. Penso in ogni caso che andrebbe fatta un'altra prova. Quello che ho notato è una minore potenza rispetto alle corde moderne però, ripeto, il modo di suonare è assolutamente diverso.

Ritiene che questa montatura possa contribuire a spiegare o quanto meno a favorire lo studio della tecnica paganiniana?
Francamente non ne sono così convinto. Qui si dovrebbe aprire una parentesi su come è cambiato il concetto di precisione dall'epoca di Paganini ad oggi. Tutto va visto nel contesto dell'epoca. Esistono registrazioni, esecuzioni di grandi strumentisti che forse per quello che viene richiesto oggi alle incisioni discografiche probabilmente verrebbero scartate perché piene di errori, dimenticando che erano esecuzioni di getto. Paganini passava per uno che era un grande virtuoso, però sarebbe interessante capire quanto l'ascoltatore si soffermasse su un eventuale errore o su un eventuale imprecisione. Ho letto una recensione molto curiosa su un concerto di Paganini effettuato in Germania, dove il critico scrive testualmente che Paganini durante l'esecuzione (credo fossero i Palpiti o il Quarto Concerto ora non ricordo) si affannava a cercare di cacciare il suono sugli armonici che uscivano con difficoltà. Probabilmente anche lui doveva scontrarsi con fenomeni di umidità, con corde che si spellavano, serate meno felici di altre. In fondo era un uomo anche lui.
Io credo che avendo suonato lo strumento in più occasioni con la montatura moderna, mi sono trovato più a mio agio con questa rispetto a quella storica, con cui ho avuto l'opportunità di suonare solo per mezz'ora circa. Quindi spero di poter avere l'occasione di provare più a lungo lo strumento in modo da poter esprimere un giudizio più corretto. L'importante per me è entrare in sintonia con lo strumento.